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Pinot Bianco
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null conventional Scelta del sommelier

Pinot Bianco

Schiopetto

Friuli-Venezia Giulia · Italia · Annata 2019

Vitigninull
Gradazionen.d.
StileBianco
Dolcezzan.d.
ServizioDa tavola
DisponibilitàIn cantina
Profilo sensoriale

Come si presenta.

Acidità7/10
Tannino1/10
Corpo5/10
Dolcezza5/10
Aromaticità6/10
Persistenza5/10
Alcol5/10
Storia e territorio

La storia nel bicchiere.

Il Pinot Bianco di Schiopetto interpreta il Friuli-Venezia Giulia con uno stile essenziale e contemporaneo: vinificazione in acciaio e affinamento di circa 6 mesi nello stesso materiale per mantenere intatta la purezza del frutto e la tensione gustativa. Nel calice si presenta giovane e luminoso, con un profilo aromatico misurato ma definito: fiori bianchi, agrumi e una traccia minerale che richiama la vocazione del territorio per i bianchi di precisione. Al palato è scorrevole, di corpo medio, con acidità ben presente e una sapidità che allunga il sorso senza appesantire. È un vino pensato per la tavola: funziona come aperitivo “gastronomico”, ma dà il meglio con piatti di mare e preparazioni delicate dove freschezza e pulizia sono un valore. Servito fresco, esprime un finale lineare, pulito e persistente, ideale per chi cerca eleganza più che opulenza.

Annata e territorio

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Stagione più calda della media: temperatura media giu-ago 24.5°C (+2.2°C) e GDD 2032 (+247) indicano forte accumulo termico. Piogge apr-ott leggermente sopra media (503.8 mm vs 469.1), mentre ago-set è in linea (122.8 mm) con 15 giorni piovosi.

Nota del sommelier

Il Pinot Bianco di Schiopetto, vinificato in acciaio, mantiene un profilo fresco e minerale tipico del Friuli-Venezia Giulia. L'assenza di malolattica preserva l'acidità naturale, mentre l'affinamento in acciaio esalta la purezza aromatica.

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Schiopetto.

Scheda cantina completa

Mario Schiopetto nasce nel 1930, figlio di Angela e Giorgio, cresce nell’Osteria ai Pompieri di proprietà della famiglia, vive l’esperienza in prima persona da pompiere e, più tardi, quella da camionista. Per anni segue e aiuta il padre che si occupa della selezione dei vini per l’osteria, fino a prenderla personalmente in gestione alla scomparsa dei genitori. Nel 1963 Mario, guidato solo dal suo gusto e dall’amore per il vino comincia a dedicarsi alla produzione e nel 1965 produce il primo “Tocai” in purezza. Comincia così l’era del bianco friulano moderno che trasforma anche la concezione del vino bianco italiano.